stefano.alessandrelli

01 Novembre 2019

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“Cominciando dal tempio, rammenterò che gli serve d’ingresso un breve corridoio in cui vedasi frammenti di cornici in travertino, l’una con belle foglie di palma, o meglio forse di loto, pianta consacrata dagli Egiziani ai misteri di Iside, seguita da altra con grazioso meandro, che termina con ovolini framezzo ai dentelli, quali sogliono nei cornicioni di ordine Corinto.”

“Monumenti mitriaci di Sentino, antico municipio romano, dichiarati dal professore Camillo Ramelli”

Abbazia di Santa Croce dei Conti Atti (XII Sec.)

Le frammentarie documentazioni storiche di cui si dispone sull’abbazia non aiutano a comprendere a fondo la reale evoluzione del cenobio: questa venne probabilmente fondata dai conti Atti, signori di Sassoferrato, alla fine del XII secolo per i monaci benedettini, e costruita da maestranze lombarde sopra i resti di un tempio romano con materiali di spoglio, provenienti dall’antico e vicino municipio di Sentinum.

Da una bolla di papa Innocenzo IV (1243 – 1254) sappiamo che la comunità monastica di Santa Croce era sotto la diretta protezione della Sede Apostolica.

Il periodo di maggior splendore e floridezza economica fu fra il XIII e il XIV secolo, quando l’abbazia espanse rapidamente la sua influenza e giunse ad avere alle proprie dipendenze circa 50 chiese e molti priorati in diverse diocesi, fra cui quelle di Camerino, di Nocera Umbra e Senigallia, e vasti possedimenti, costituiti da lasciti e donazioni, verso la zona della Marca, da Arcevia fino a Serra dei Conti: inoltre, con quest’ultima località vi furono anche dei contatti di tipo religioso, tanto è vero che alcuni monaci di S. Croce, hanno esercitato il proprio servizio pastorale in questa zona. A tale epoca, l’abbazia fu anche un importante centro di spiritualità, tanto che accolse nel monastero molti religiosi, compresi due beati: Alberto da Sassoferrato († 1350) e Gherardo di Serra dei Conti (1280 ca. – 1367).

Nel 1448 papa Niccolò V cede il monastero con tutte le sue rendite al conte Pandolfo degli Atti: è questo l’inizio della commenda che segna il principio della decadenza dell’abbazia.

Nel 1613 Paolo V inserisce il cenobio nella Congregazione Camaldolese.

Nel 1808 il monastero subì la soppressione napoleonica, ma i monaci vi rientreranno nel 1821. Nel 1860 verrà nuovamente soppresso e i suoi beni incamerati dallo Stato italiano.

Templari, alchimia ed esoterismo

La pianta interna è quadrata e a croce, con tutti i bracci uguali, come a voler edificare una costruzione direttamente sulla croce templare.

Inoltre è possibile trovare croci templari quasi su ogni parete.

E’ un luogo davvero particolare, che emana molta sacralità e che incuriosisce e pone molte domande a chi ne solca l’ingresso, la sua costruzione non casuale comunica qualcosa di arcano e misterioso non facile da percepire, ma impossibile da evitare. Di sicuro è una chiesa con un suo autentico messaggio intatto ancora adesso.

L’interesse di personaggi legati all’alchimia

Un altro punto di riflessione è il fatto di essere stata misteriosamente visitata da importanti personaggi tutti legati in qualche modo a massoneria e studi esoterici, dagli Imperatori tedeschi, a Napoleone allo stesso Mussolini… perchè? La chiesa non si trova su crocevia di particolare rilevanza, bisogna andare profondamente nell’entroterra, cosa sono dunque venuti a cercare fino a qui? Questo luogo doveva conservare segreti molto importanti ad oggi ancora ignoti o forse più semplicemente ancora celatamente custoditi. Il fatto di nasconderla senza toccarne la sua architettura è un dato da non trascurare.

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