stefano.alessandrelli

01 Novembre 2019

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“Cominciando dal tempio, rammenterò che gli serve d’ingresso un breve corridoio in cui vedasi frammenti di cornici in travertino, l’una con belle foglie di palma, o meglio forse di loto, pianta consacrata dagli Egiziani ai misteri di Iside, seguita da altra con grazioso meandro, che termina con ovolini framezzo ai dentelli, quali sogliono nei cornicioni di ordine Corinto.”

“Monumenti mitriaci di Sentino, antico municipio romano, dichiarati dal professore Camillo Ramelli”

Il museo della carta e della filigrana

Il Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano è ospitato all’interno dell’ex convento dei padri domenicani. Il museo tramanda la secolare tradizione della produzione della carta che rende Fabriano una città unica in Europa. All’interno è ospitata una fedele riproduzione della gualchiera medievale per la fabbricazione della carta a mano. La collezione comprende anche un’importantissima raccolta di filigrane antiche e moderne: nel corso della visita guidata, oltre alla visione di un video sulla storia della carta, è possibile assistere alla dimostrazione della produzione della carta a mano con i mastri cartai.

In loco è stata infatti ricostruita una cartiera medievale, dove è possibile osservare l’intero ciclo di lavorazione. Gli stracci, puliti dalla “stracciarola”, sono messi a bagno nel “maceratoio” e ridotti in pasta da carta dall’azione delle pile idrauliche a magli multipli. Immergendo un apposito setaccio nel “tino” dove è stata trasferita la pasta, con opportuni scuotimenti che hanno lo scopo di far scolare l’acqua, alla pasta viene data la forma di fogli, che vengono disposti su un feltro e pressati in un torchio. Dopo l’essiccazione i fogli sono immersi in un bagno di gelatina animale, operazione detta di collatura, che ha lo scopo di renderli impermeabili all’inchiostro; di nuovo essiccati e pressati, i fogli sono pronti per l’uso.

Nella libreria del museo è possibile acquistare numerosi prodotti artigianali realizzati con carta fatta a mano e rilegati in pelle naturale. Su prenotazione, è possibile frequentare laboratori didattici, anche di più giorni.

La carta di Fabriano e la filigrana

Già sul finire del 1200 gli artigiani attivi a Fabriano usavano contraddistinguere la propria produzione con marchi di filigrana. Oggi le filigrane rappresentano una importante testimonianza della perfezione raggiunta dalle cartiere fabrianesi in questo settore, in particolare per la produzione di carte valori. Punto di partenza per realizzare una filigrana ricca di effetti in chiaro-scuro è la preparazione del punzone per trasferire l’ immagine a “sbalzo” sulla tela filigranatrice.

E’ quasi certo che i primi punzoni furono approntati, nella metà del XIX secolo, scolpendo l’immagine in “positivo” sulla superficie di una tavoletta di legno duro (noce, ciliegio, bosso). Ponendo sopra il punzone così preparato la tela di bronzo, previamente “ricotta”, ed eseguendo con attenzione una “battitura” tra i due elementi con apposito martello e cuscinetto di feltro, l’immagine si riproduce sulla tela. Prendendo spunto dalla fusione delle sculture in bronzo, nella seconda metà dell’ 800 si passa alla tecnica della ” cera perduta “. Essa consiste nell’incidere contro luce una lastra di cera. L’incisore asportando la cera con appositi bulini, crea piani e tratti più o meno elevati determinando così tutte le minime sfumature che compongono l’ immagine.

Una volta completata la fase dell’incisione, la cera viene rivestita uniformemente di un sottile strato di materiale terroso refrattario formando la cosiddetta “tonaca “. Esposta ad una temperatura di poco superiore a quella di fusione, la cera si liquefà ed esce dall’involucro da uno o più fori praticati nella tonaca. In questa, opportunamente rinforzata, si effettua una colata di bronzo fuso che poi raffreddato costituisce il punzone per il trasferimento dell’immagine sulla tela. Annarita Librari incide la cera da cui si realizano i punzoni della filigrana.

E’ della stessa epoca la preparazione del punzone per fusione eseguita effettuando un “calco” in gesso sulla cera incisa; con esso si prepara la forma di fusione ottenendo così il primo “punzone” in bronzo. Eseguendo su questo un secondo calco in gesso ed usando lo stesso procedimento si ottiene il “contropunzone”. In questo caso invece della battitura la tela viene compressa tra il punzone e il contropunzone con l’ impiego di una apposita pressa e l’immagine viene così trasferita su tela. Con i primi anni del XX secolo, la tecnica della preparazione dei punzoni ha utilizzato il processo elettrochimico di galvanoplastica.

Dall’originale in cera, per mezzo di un bagno galvanico, vengono ricavati un positivo e un negativo in rame che, a loro volta, servono a trasferire per pressione l’ immagine sulla tela metallica. A questo punto la tela viene cucita con altre tele che fungono da supporto e da rinforzo ed è ormai pronta per l’ ultima fase della lavorazione che coincide con quella della carta a mano. Le cartiere Miliani producono anche carte filigranate a macchina in tondo e a macchina in piano. Sulle macchine piane, invece le carte filigranate si ottengono per mezzo del “rullo ballerino” o, nel caso della filigranatura a secco, utilizzando le molette filigranatrici.

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